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Motorshow di Bologna tra fasti del passato ed le incognite del futuro

Previsto nella prima metà di dicembre aprirà i battenti anche questo anno la trentasettesima edizione del Motorshow di Bologna.  La kermesse sta conoscendo un lento declino all’apparenza irreversibile, specchio della situazione del mercato auto in Italia e delle vicende del maggior produttore nazionale di auto, il cui occhio guarda sempre più insistentemente oltre oceano. È probabile che una eventuale ripresa del mercato auto in Italia avrebbe una ricaduta benefica su tutta la filiera, fiere incluse, tuttavia allo stato attuale il Motorshow di Bologna rischia se non di scomparire, quanto meno di fermarsi e questo sarebbe un vero peccato per l’unica fiera motoristica di un certo spessore, ancora attiva in Italia.

Motorshow di Bologna tra fasti del passato ed le incognite del futuro

A contribuire alla non buona salute della fiera bolognese, sta anche la progressiva emorragia di eventi spettacolari, soprattutto a due ruote. Questi ultimi si sono trasferiti già da tempo nelle rispettive fiere di settore, tipo Eicma, per fare un esempio. Per l’edizione 2012 la tegola più grossa di chiama Fiat. La casa torinese non ha infatti ancora annunciato la sua presenza all’edizione del Motorshow di quest’anno. La defezione di Fiat, come è noto, coinvolgerebbe tutti i marchi di Fiat Group e quindi anche Lancia, Alfa Romeo, Fiat Professional e forse anche Maserati e Ferrari. Il condizionale per questi ultimi due marchi è d’obbligo poiché godono di ampia autonomia. La dirigenza del Motorshow è fermamente intenzionata a non annullare la kermesse nonostante l’assenza di Fiat, cosa che si era già verificata nel 2009.

Duccio Campagnoli, responsabile del  Motorshow di Bologna, spera ancora in un ripensamento dell’ultimo momento anche se ogni giorno che passa rende sempre più improbabile questo evento. Con una punta di amarezza per la scelta del Lingotto, Campagnoli trova incomprensibile la scelta a fronte del fatto che gli altri principali brand saranno presenti comunque, nonostante la crisi. osserva infine Campagnoli, non senza sarcasmo, che pare ormai evidente che a Corso Marconi abbiano una considerazione maggiore del mercato americano rispetto a quello italiano.

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